L'anfiteatro veronese sorse a circa 70-80 m dalle
mura repubblicane della città, di fronte all'angolo
formato
dalla cinta cittadina a meridione. Questo evidenzia
il fatto che non era stato previsto nel progetto
originario della città, come ad esempio il
theatrvm veronae,
anche perché la metà del I secolo a.C. (quando venne
rifondata la città all'interno dell'ansa
dell'Adige), fu un periodo di guerre civili, e non
era quindi realistica la costruzione di un edificio
tanto imponente vicino alle mura della città, che
avrebbe indebolito, se non addirittura reso inutile,
il sistema difensivo: si conclude quindi che l'opera
venne costruita in un periodo di pace, che coincide
quasi sicuramente con l'inizio dell'età imperiale. A
prova di questo, nel
III secolo, in un periodo di crisi, anarchia
militare e di invasioni barbariche, l'imperatore
Gallieno sentì il bisogno di costruire una nuova
cinta muraria che includeva anche l'Arena.Il
fatto che l'opera venne costruita esternamente alle
mura significa che lo spazio interno era stato ormai
quasi completamente edificato. Questa
caratteristica, inoltre, impose anche la
rivisitazione della viabilità, dato che
nell'anfiteatro affluivano decine di migliaia di
persone, provenienti dalla città, dall'agro e dai
centri vicini, e avrebbero intasato le porte che
conducevano ad esso (tra l'altro la via Postumia,
che entrava a porta Borsari, era una strada già
molto trafficata): vennero quindi rifatte porta
Leoni e porta Borsari, e vennero probabilmente
creati due nuovi sbocchi minori all'altezza
dell'anfiteatro. L'orientamento di quest'ultimo,
inoltre, rende particolarmente evidente il
collegamento con la città, nonostante sia stato
costruito postumo: esso è in asse con il reticolo
urbano, in particolare l'asse maggiore è parallelo
ai cardini, mentre l'asse minore è parallelo ai
decumani. Questo orientamento parallelo a quello
della città si spiega principalmente con la
necessità di collegare le fognature dell'anfiteatro
con il sistema cittadino.Da notare, inoltre, che la
posizione esterna alla cinta muraria consentiva un
afflusso da parte dell'agro e da altre città
facilitato. Gli spettacoli si tenevano a distanze
abbastanza lunghe gli uni dagli altri, dato il loro
alto costo, per cui era normale che arrivassero
anche abitanti di altre città ad assistervi.


Attraverso
le due arcate merlate risalenti al XIV sec., note come “Portoni
della Bra”, si accede alla degna cornice di un quadro così
suggestivo, Piazza Bra,
che, nella sua vastità, circonda l’anfiteatro. Questo grande spazio
(il nome “Bra” deriva appunto dal tedesco “breit” = Largo) cominciò
ad essere delimitato come Piazza con la costruzione, nella prima
metà del ‘500, del Palazzo degli Honorii e si andò, poi,
definendo nelle attuali proporzioni nel corso dei secoli, quando
furono eretti il Palazzo della Gran Guardia (XVII sec.,
foto) e Palazzo Barbieri (XIX sec.) e venne lastricato
il Listòn (XVIII sec.). Proprio la lastricazione, in marmo
rosa della Valpolicella, di questo largo marciapiede, fece sì che
Piazza Bra divenisse il luogo di passeggio preferito dai veronesi. A
definire l’aspetto odierno della Bra ha contribuito, infine, anche
la sistemazione a giardino della parte centrale della Piazza.
Casa di Giulietta.
E’ questo sicuramente uno dei luoghi più visitati dai
turisti, se non il più visitato in assoluto perché assunto,
nell’immaginario colletivo, a scenario della travolgente
storia d’amore e morte da Shakespeare ambientata a Verona.
Si tratta di una casa in mattoni d’epoca medievale, che
affaccia su un piccolo cortile interno con il famigerato
balcone (per altro aggiunto alla casa solo nel 1935), dove
per tradizione si riconosce la residenza dei Capuleti,
antica famiglia veronese protagonista delle vicende
shakespeariane. Altra nota caratteristica di questo luogo
sono le centinaia e centinaia di bigliettini e frasi d’amore
che i turisti di tutto il mondo lasciano a Giulietta
sperando che la leggendaria fanciulla porti loro più fortuna
di quanta ne abbia avuta lei stessa.Risalendo lo Scalone
Castel San Pietro, che si imbocca proprio da dietro al
Teatro Romano, si arriva fino in cima alla collina, che i
veronesi hanno ribattezzato “Torricelle”. Tale appellativo è
dovuto alle torrette di cannoneggiamento dei forti
austriaci, che nell’800 si sono andate a sovrapporre alle
preesistenti fortificazioni scaligere, viscontee e
veneziane. Castel San Pietro fu, infatti, fatto costruire da
Giangaleazzo Visconti nel 1398 e poi fatto saltare nel 1801
dai soldati francesi in ritirata. Solo nel 1840 gli
Austriaci rasero al suolo le rovine di quel castello, per
costruirvi – tra il 1851 e il 1856 - la caserma che ancor
oggi domina questo luogo.